Il fotovoltaico ha un problema di orari: produce a mezzogiorno, tu consumi la sera. L’energia che avanza la vendi alla rete intorno a dieci centesimi al kilowattora e la ricompri qualche ora dopo a ventotto. La batteria serve a chiudere quella forbice, e la domanda è se il gioco valga la candela.
I numeri, senza giri di parole
Su un impianto da 6 kW in pianura padana, con una produzione intorno ai 7.900 kWh l’anno:
| Senza batteria | Con batteria da 10 kWh | |
|---|---|---|
| Autoconsumo | circa 35% | circa 72% |
| Energia usata in casa | 2.770 kWh | 5.700 kWh |
| Risparmio in bolletta | circa 1.290 € | circa 1.800 € |
| Costo in più | — | circa 6.000 € (3.000 dopo detrazione) |
La batteria porta circa 500 euro l’anno in più. Su 3.000 euro di spesa netta si ripaga in sei anni scarsi, mentre la sua vita utile è di dieci-quindici anni. Il conto torna, ma con un margine molto più stretto di quello dei pannelli, che si ripagano in quattro.
A chi conviene
- Chi è fuori casa tutto il giorno. È il caso classico: produci quando non c’è nessuno e consumi quando l’impianto è spento. Qui la batteria fa la differenza più grande.
- Chi ha un’auto elettrica e la carica di notte.
- Chi abita dove la rete balla. Con la funzione di continuità resti acceso quando va via la corrente: in campagna e in certe zone di montagna vale da solo il prezzo.
- Chi ha consumi alti la sera: famiglia numerosa, forno, asciugatrice, condizionatori.
A chi conviene meno
- Chi sta in casa di giorno: pensionati, chi lavora da casa, famiglie con bambini piccoli. L’autoconsumo è già alto di suo e la batteria aggiunge poco.
- Chi ha una pompa di calore che lavora nelle ore centrali: l’energia la usi già mentre la produci.
- Chi ha consumi bassi, sotto i 2.000 kWh l’anno: la batteria resterebbe mezza vuota.
In questi casi il consiglio è partire senza, con un inverter predisposto, e aggiungerla fra due o tre anni quando avrai i tuoi dati di consumo reali sotto gli occhi. I prezzi delle batterie, nel frattempo, continuano a scendere.
Che capacità scegliere
La regola pratica è una capacità pari a circa una volta e mezza la potenza dell’impianto: su un 6 kW, una batteria tra gli 8 e i 10 kWh. Andare più grandi significa pagare capacità che d’inverno non riesci a riempire e d’estate non ti serve, perché di giorno produci comunque più di quanto consumi.
Il modo giusto di dimensionarla è guardare quanti kWh consumi tra il tramonto e l’alba. Quello è il numero, non la potenza dell’impianto.
Chimica e durata
Le batterie domestiche serie oggi sono al litio ferro fosfato (LFP): meno densa delle NMC ma molto più stabile termicamente e con più cicli di vita. Una LFP ben trattata regge intorno ai 6.000 cicli mantenendo almeno il 70-80% della capacità iniziale: con un ciclo al giorno sono più di quindici anni.
Conta anche dove la metti: un locale fresco e areato allunga la vita della batteria, un garage che d’estate va a 45 gradi la accorcia.
Su un impianto che hai già
Quasi sempre si può. Se l’inverter è ibrido basta aggiungere la batteria. Se non lo è, si installa un accumulo lato corrente alternata, che lavora in parallelo senza toccare l’impianto esistente: costa un po’ di più in apparecchiature ma non richiede di rifare niente.
Nella pagina del tuo comune trovi il confronto fra impianto con e senza accumulo calcolato sulla produzione reale di quel posto.
