Fotovoltaico per aziende e capannoni
Un'azienda consuma di giorno, cioè quando l'impianto produce. È il motivo per cui qui i conti tornano prima che in una casa — e perché quasi sempre non serve nemmeno la batteria.
Su una casa il fotovoltaico ha un problema di orari: produce a mezzogiorno, quando non c'è nessuno. Un'azienda quel problema non ce l'ha. Le macchine girano, i compressori partono, i frigoriferi tirano e gli uffici sono accesi esattamente nelle ore in cui i pannelli lavorano. È una coincidenza fortunata che cambia tutta l'aritmetica, e nessuno te la spiega perché è più facile vendere la parola "risparmio".
L'autoconsumo è tutto, e per voi è già alto
L'energia che produci e consumi sul posto vale quanto la paghi in bolletta. Quella che immetti in rete vale una frazione. Quindi il numero che conta non è quanto produce l'impianto: èquanta di quella produzione riesci a consumare mentre la produci.
In una casa quella quota sta intorno a un terzo, e per alzarla serve una batteria. In un'attività che lavora di giorno si arriva spesso al 70-90% senza accumulo. È per questo che su un capannone il rientro è più rapido che su un tetto residenziale, ed è per questo che a un'azienda proponiamo la batteria solo quando i conti la giustificano davvero: se lavori a ciclo continuo o hai turni notturni ha senso, se chiudi alle diciotto quasi mai.
Il dimensionamento si fa sulle bollette, non sul tetto
L'errore più caro che si vede in giro è l'impianto tarato su quanto tetto c'è disponibile. Un impianto più grande del necessario produce energia che regali alla rete a pochi centesimi: hai speso di più per guadagnare meno.
Noi partiamo dall'altra parte. Servono dodici mesi di bollette — meglio se con i dati per fascia oraria, che il tuo fornitore è tenuto a darti — e da lì si ricostruisce quando consumi davvero. Su quella curva si decide la potenza. Se dai numeri esce che il fotovoltaico nel tuo caso rende poco, te lo diciamo: capita, soprattutto con consumi concentrati di notte, e vale più di una vendita forzata.
Il capannone: cosa guardiamo in sopralluogo
- Il tipo di copertura. Lamiera grecata, pannello sandwich, guaina, coppi: ognuna ha il suo sistema di fissaggio. Sulla lamiera si lavora spesso senza forare, con staffe a morsetto sulla greca.
- La portata della struttura. Un impianto aggiunge carico permanente, e su capannoni vecchi va verificato. È una verifica tecnica, non una formalità: se serve, si fa fare e si mette per iscritto.
- L'amianto. Se la copertura è in eternit non ci si monta sopra: si rimuove, si rifà il tetto e si installa. È un lavoro più grosso, ma è anche l'occasione per togliersi un problema che prima o poi arriva comunque — e su questo tipo di intervento esistono agevolazioni dedicate.
- Dove c'è spazio oltre al tetto. Piazzali, parcheggi e aree di manovra diventano pensiline fotovoltaiche: producono, mettono i mezzi all'ombra e in diverse regioni sono finanziate da bandi specifici.
Se hai un'azienda agricola
È il caso in cui i conti tornano meglio di tutti: tetti ampi di stalle, capannoni e magazzini, consumi diurni e spesso costanti tutto l'anno — refrigerazione, mungitura, irrigazione, ventilazione. In più la rimozione dell'amianto, quando c'è, si incastra bene con il rifacimento della copertura. Le misure dedicate all'agricoltura aprono e chiudono a finestre: la cosa utile è farsi trovare pronti con il progetto quando si apre lo sportello, non cominciare a pensarci quello stesso giorno.
La comunità energetica, se il tetto lo hai già pieno
Se consumi tutto quello che produci e non hai più superficie, l'energia che ti avanza può essere condivisa dentro una comunità energetica insieme ad altre attività e famiglie della zona, con un contributo sull'energia condivisa. Per un'impresa con produzione diurna e vicini che consumano di sera è un incastro naturale. Ne parliamo nellapagina dedicata.
Gli incentivi, e la trappola che fa perdere i contributi
Per le imprese ci sono tre famiglie diverse: le agevolazioni fiscali sugli investimenti in beni strumentali, i bandi regionali a fondo perduto, e gliincentivi sull'energia prodotta gestiti dal GSE. Cambiano spesso, e per questo non li riassumiamo qui con percentuali che fra un mese sarebbero vecchie: l'elenco aggiornato, con la fonte ufficiale e la data in cui l'abbiamo controllato, sta nella paginaincentivi attivi.
Quello che invece va detto qui, perché è la cosa che costa più soldi a chi non lo sa:molti bandi per le imprese pretendono che i lavori comincino dopo la domanda.Chi fa installare l'impianto e poi va a cercare il contributo scopre di averne perso il diritto. Funziona all'opposto dei bonus per i privati, dove la domanda si presenta a lavori finiti. Se stai valutando un impianto e nella tua regione c'è una finestra aperta, sentici prima di firmare qualsiasi cosa: l'ordine delle mosse vale quanto il preventivo.
Come lavoriamo con un'azienda
- Analisi. Dodici mesi di consumi, curva di carico, verifica della cabina e del quadro generale.
- Progetto. Potenza, layout sulla copertura, produzione attesa calcolata sui dati di radiazione reali del tuo comune, rientro dell'investimento con i numeri scritti.
- Pratiche. Connessione con il distributore, pratica GSE, comunicazioni al Comune, documentazione per il bando se ce n'è uno in corso. Le seguiamo noi.
- Cantiere. Organizzato per non fermare la produzione: si lavora per settori e, dove serve, fuori dall'orario di lavoro.
- Dopo. Monitoraggio, manutenzione programmata e lagaranzia scritta: due anni sulla posa, tenuta della copertura compresa, intervento entro tre giorni lavorativi su un guasto che ferma l'impianto.
Cosa serve per avere un numero serio
Per fare una prima valutazione bastano tre cose: dodici mesi di bollette elettriche, la metratura e il tipo di copertura, e sapere in che orari lavorate. Con questi dati diamo una stima di potenza, spesa e rientro prima ancora di salire sul tetto. Il sopralluogo è gratuito e non impegna a niente.
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Il sopralluogo è gratuito e non impegna a niente
Guardiamo il tetto e una bolletta, poi ti diciamo quanto produce, quanto costa e in quanto rientra. Se non conviene, te lo diciamo lo stesso.
