Capita spesso di essere chiamati su impianti installati da altri, perché rendono poco o perché chi li ha montati non risponde più. Gli errori che troviamo sono quasi sempre gli stessi otto.
Primo: dimensionare sul tetto invece che sui consumi
“Ci stanno venti pannelli, mettiamone venti.” È il modo più veloce per pagare energia che poi vendi a dieci centesimi. La potenza si sceglie sui kilowattora che consumi in un anno, non sui metri quadri disponibili. L’eccezione vale se hai in programma pompa di calore o auto elettrica: allora tenersi larghi ha senso, perché ampliare dopo costa più che farlo subito.
Secondo: guardare solo il prezzo finale
Tre preventivi con lo stesso numero di kilowatt possono differire del 30% e avere tutti un senso, se cambia quello che c’è dentro. Confronta potenza, produzione annua dichiarata, marca di moduli e inverter, e cosa comprendono le pratiche. Il preventivo più basso spesso non include la pratica di connessione, che poi paghi a parte.
Terzo: sottovalutare le ombre
Un camino, un’antenna, il pino del vicino che fra cinque anni sarà alto il doppio. Una singola ombra su una stringa può togliere molto più di quanto sembri, se l’impianto non è progettato per gestirla. Con gli ottimizzatori o i microinverter si risolve, ma bisogna prevederli prima, non accorgersene a impianto acceso.
Quarto: non pensare a come sarà la casa fra cinque anni
Metti l’impianto oggi, l’anno prossimo arriva la pompa di calore, quello dopo l’auto elettrica. Se il contatore è da 3 kW e l’inverter è al limite, ogni aggiunta diventa un lavoro nuovo. Un impianto pensato bene lascia spazio: predisposizione per la batteria, potenza dell’inverter con un margine, cavidotti che si possono riusare.
Quinto: mettere la batteria senza sapere quando si consuma
L’accumulo è un investimento che si giustifica con i numeri dei tuoi consumi serali. Chi sta in casa di giorno spesso spende 6.000 euro per guadagnarne trecento l’anno. Prima si guardano i consumi, poi si decide.
Sesto: affidarsi a chi il fotovoltaico lo fa da ieri
Negli ultimi anni, con gli incentivi, sono nate imprese che montavano infissi e adesso montano pannelli. Il problema non è l’inesperienza in sé: è che fra dieci anni, quando l’inverter andrà sostituito, quell’impresa non ci sarà più. Chiedi da quanto fanno questo lavoro, chiedi di vedere impianti montati tre o quattro anni fa, e chiedi chi risponde al telefono dopo.
Settimo: dimenticare le pratiche
L’impianto acceso senza pratica di connessione conclusa non è “quasi a posto”: è irregolare, non ti riconosce niente il GSE e nei casi peggiori il distributore può staccare. Le pratiche fanno parte del lavoro, e vanno scritte nel preventivo.
Ottavo: comprare per telefono
Nessuno può dirti quanto ti costa un impianto senza aver visto il tetto. Chi ti dà il prezzo al telefono, o ti manda un venditore che ti chiede di firmare stasera perché “l’offerta scade”, non sta vendendo un impianto: sta vendendo un contratto. Un sopralluogo serio dura un’ora, è gratuito e non impegna a niente.
