Un impianto fotovoltaico è una macchina semplice con pochi pezzi. Vale la pena capirla, perché poi leggere un preventivo diventa un’altra cosa.
I pezzi
I moduli. Sul tetto, fatti di celle di silicio che trasformano la luce in corrente continua. Non serve il caldo, serve la luce: infatti d’estate, quando i moduli scottano, il rendimento cala leggermente. Una giornata fredda e limpida di marzo produce benissimo.
Le strutture. Staffe e binari che tengono i moduli sul tetto. È la parte che nessuno guarda nei preventivi ed è quella che deve reggere vento e neve per venticinque anni.
L’inverter. Trasforma la corrente continua dei moduli in corrente alternata a 230 volt, quella che usano gli elettrodomestici. È il cervello dell’impianto, l’unico componente con elettronica di potenza e ventole, e quello che statisticamente si sostituisce una volta nella vita dell’impianto.
Il contatore bidirezionale. Conta l’energia in entrambi i sensi: quella che prendi dalla rete e quella che immetti. Lo installa il distributore quando la pratica di connessione va a buon fine.
L’accumulo, se c’è. Una batteria che immagazzina l’energia prodotta e non consumata subito.
Il percorso dell’energia
Il sole colpisce i moduli, che producono corrente continua. L’inverter la converte in alternata e la manda al quadro di casa. Da lì l’energia va prima di tutto ai carichi accesi in quel momento: frigorifero, luci, forno. Se ne avanza e c’è la batteria, la batteria si carica. Se avanza ancora, va in rete.
Quando l’impianto non basta o è spento, l’energia arriva dalla batteria se è carica, altrimenti dalla rete come sempre.
L’autoconsumo è tutto
Questo è il punto che fa la differenza fra un impianto che rende e uno che delude. Un kilowattora che consumi mentre lo produci ti fa risparmiare quello che avresti pagato in bolletta, oggi intorno a 28 centesimi. Lo stesso kilowattora, se lo immetti in rete, ti viene valorizzato intorno a 10 centesimi.
Ne segue che il modo più efficace per far rendere l’impianto non è aggiungere pannelli: è spostare i consumi nelle ore di sole. Lavatrice e lavastoviglie a mezzogiorno invece che alle undici di sera valgono, in un anno, quanto un pannello in più.
Una giornata tipo
In una giornata serena di giugno un 6 kW comincia a produrre verso le sei del mattino, raggiunge il picco tra le dodici e le quattordici e si spegne verso le nove di sera. In dicembre la stessa giornata dura dalle otto alle sedici, con un picco molto più basso.
Per questo la produzione si misura sull’anno e non sul mese buono: nella pagina di ogni comune di questo sito trovi la curva mese per mese, calcolata su quelle coordinate.
Manutenzione
Poca, ma non zero. I moduli vanno tenuti puliti, le connessioni controllate ogni due o tre anni, l’inverter tenuto d’occhio tramite il monitoraggio. La cosa più importante è guardare i dati: un impianto che rende il 20% in meno non fa rumore e non si spegne. Se non controlli, non te ne accorgi.
